Archivi categoria: Paradisi Fiscali

Paradisi fiscali: per il fisco conta il luogo dove si decide

Sul luogo di residenza delle società esterovestite (articolo 73 Dpr 917/1986), è stata chiamata a pronunciarsi la giurisprudenza di merito (Ctp di Savona) che, con la sentenza n. 46 depositata il 10 marzo, ha fornito un importante contributo.

Il caso riguarda una società di diritto lussemburghese, la quale pagava le imposte nel piccolo Principato e prendeva, però, le decisioni effettive nello Stato italiano.
La Ctp di Savona ha affermato con chiarezza il principio per cui non importa che una società presenti all’estero alcuni elementi o strutture puramente amministrative, ciò che conta è dove effettivamente vengono prese le decisioni che determinano la vita della società. Continua a leggere→

Paesi black list: chiarezza sui nuovi adempimenti

Strada aperta al ravvedimento operoso, con sanzione ridotta a un ottavo del minimo, per sanare, entro un anno dall’omissione o dall’errore, le irregolarità commesse in materia di comunicazione delle operazioni realizzate con operatori economici black list.
E’ una delle precisazioni contenute nella circolare 2/E del 28 gennaio, con cui l’Agenzia delle Entrate risponde ad una serie di domande sull’obbligo introdotto dall’articolo 1 del decreto legge 40/2010, che detta disposizioni per contrastare le frodi fiscali e finanziarie nazionali e internazionali. L’adempimento consiste nel comunicare all’Amministrazione finanziaria le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata. Continua a leggere→

Comunicazioni black list. Niente sanzioni per i primi errori

A patto che le violazioni vengano sanate inviando una comunicazione integrativa entro il 31 gennaio 2011
Fisco comprensivo con i contribuenti per gli eventuali errori commessi nel compilare le comunicazioni relative alle operazioni effettuate con soggetti economici black list nel periodo luglio-novembre 2010. Non saranno, infatti, applicate sanzioni, se gli interessati provvederanno a sanare le violazioni entro il mese di gennaio del prossimo anno.

La precisazione arriva con la circolare n. 54/E del 28 ottobre, nella quale l’Agenzia delle Entrate, tenendo conto della novità dell’adempimento e in considerazione delle difficoltà per gli operatori di individuare i dati rilevanti ai fini della comunicazione, ritiene possibile che i Continua a leggere→

Comunicazioni Iva

Esclusi dall’obbligo anche coloro che hanno scelto il regime fiscale delle nuove iniziative produttive
Contribuenti minimi e imprenditori/professionisti in erba (che hanno, cioè, optato per il regime fiscale per le nuove iniziative produttive – articolo 13, legge 388/2000) non sono toccati dall’obbligo di comunicazione delle “relazioni pericolose” intrattenute con operatori economici black list. E’ solo uno dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 53/E del 21 giugno 2010, una vera e propria guida approfondita per i soggetti passivi Iva, chiamati a rompere Continua a leggere→

Lo scudo alla prova di resistenza. Istruzioni agli uffici per il test

Ai raggi x dei verificatori dovrà esser passato tutto: ciò che il contribuente ha fatto e ciò che ha dichiarato
Dai riscontri dei dati indicati nella dichiarazione riservata alla verifica di eventuali cause ostative. L’Agenzia delle Entrate mette nero su bianco, con la circolare n. 52/E dell’8 ottobre, la mappa dei controlli che gli uffici saranno chiamati a seguire di fronte a contribuenti che, sottoposti ad accessi, ispezioni e verifiche, dovessero opporre lo “scudo fiscale”. Un’opposizione che, si ricorda, va fatta all’inizio dell’attività di indagine cui è sottoposto o comunque entro i 30 giorni successivi.

Ai raggi x dei verificatori dovrà passare tutto, ciò che il contribuente ha fatto e ciò che ha dichiarato. Tutta una serie di valutazioni e di adempimenti finalizzata a riconoscere o a disconoscere l’efficacia dell’operazione di emersione delle attività detenute all’estero. A partire Continua a leggere→

L’impresa estera con sede e dipendenti in Italia paga le imposte italiane

Ha evaso il fisco italiano la società egiziana che operava nel territorio dello Stato attraverso un altro soggetto, riconosciuto anche dai giudici tributari come sua stabile organizzazione. La ditta gestiva sì un residence sul mare d’Egitto, ma aveva una sede fissa d’affari (ufficio vendite, dipendenti) in Italia.

E’ stata la Commissione tributaria regionale della Lombardia a riconoscere la fondatezza delle indagini svolte dagli 007 dell’Agenzia delle Entrate e a respingere l’appello della società estera, che svolgeva interamente la sua attività di vendita di diritti di usufrutto sugli immobili del report attraverso la compagine italiana, compagine la cui attività era da ritenersi "funzionale ed essenziale" a quella del soggetto estero e non "ausiliaria e/o preparatoria" alla stessa. Continua a leggere→