Archivi categoria: Paradisi Fiscali

A San Marino si discutono le misure da adottare per evitare l’inclusione nella “black list”

Tra meno di una settimana San Marino presenterà la strategia volta a evitare in extremis la black list italiana. Parola di Pasquale Valentini, segretario di Stato per le Finanze del Titano. «Mercoledì prossimo il governo presenterà al Consiglio Grande e Generale il nuovo indirizzo politico che intende seguire nella gestione delle ultime rchieste formulate dall’Italia in termini di scambio automatico di informazioni bancarie», ha spiegato il ministro della Rocca secondo il quale i colloqui con Roma procedono con cadenza giornaliera. «Con l’Italia abbiamo sottoscritto un accordo contro, le doppie imposizioni che recepisce la normativa Ocse e prevede la possibilità di scambio automatico di informazioni, secondo accordi bilaterali su certe materie», ha continuato Valentini. «Siamo pronti a venire incontro alle richieste di Tremonti sulla condivisione automatica dei dati bancari. La questione non è in discussione. Vorremmo invece la condivisione di una tempistica da parte italiana che metta il sistema economico sanmarinese in grado di adottare alcune contromisure». San Marino non sembra dunque essersi arreso all’idea di finire nella black list italiana dal primo luglio. Continua a leggere→

Le società in fuga dai paradisi

Fuga dalle Cfc e ristrutturazione delle catene societarie. Negli studi dei consulenti e dei tributaristi la sempre più febbrile attività per far fronte alla stretta sulle controllate estere ferve intorno a questi due cardini.
Le più severe regole introdotte dal decreto legge 78/2009 sulle controlled foreign companies stanno, infatti, provocando tali dubbi e incertezze nei gruppi e nelle multinazionali italiani con ramificazioni oltreconfine da destare ormai un vero e proprio allarme. Anche perché si sta valutando il da farsi, come testimoniano tutti i professionisti consultati dal Sole 24 Ore, praticamente al buio. Su molte questioni sarebbero necessarie precisazioni e soprattutto "rassicurazioni" che l’agenzia delle Entrate però tarda a fornire.
L’unico chiarimento emerso finora, in attesa di una circolare esplicativa, ha riguardato l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2010. «Ma fino a qualche settimana Continua a leggere→

Costi black list in dichiarazione

Costi black list, Unico evita le sanzioni. La corretta compilazione del modello non è pi fondamentale per la deduzione dei costi verso i paesi a fiscalità privilegiata, ma se non effettuata è punita con l’irrogazione di sanzioni specifiche. Per la deduzione, invece, sempre necessario avere l’idonea documentazione giustificatrice.

Le nuove disposizioni in materia di costi black list introdotte dal dl «incentivi», in attesa di essere a loro volta formalizzate in un futuro provvedimento attuativo, non cambiano affatto, nel presente, la sostanza degli adempimenti che i contribuenti devono porre in essere per avere non solo la corretta deducibilità dei costi in questione, ma anche la non applicazione delle specifiche sanzioni. Pertanto, tutti coloro che nel corso del 2009 hanno sostenuto dei costi nei confronti di operatori residenti negli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato di cui al dm 23 gennaio 2002 e successive modificazioni, a prescindere dalle future decisioni del legislatore, devono comunque porre attenzione agli adempimenti dichiarativi. Continua a leggere→

Proroga dello Scudo Fiscale al 30 aprile 2010

La riapertura dei termini prevede due scadenze con aliquote diverse: 6% fino al 28 febbraio, 7% dal 1° marzo.
Più tempo, quindi, per presentare la dichiarazione di emersione necessaria per rimpatriare o regolarizzare le attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero prima del 31 dicembre 2008 in violazione delle nome sul monitoraggio fiscale.

Più tempo ma aliquota maggiorata. Infatti, nella sua fase iniziale, lo scudo fiscale, introdotto dal Dl 78/2009 (articolo 13-bis), ha previsto l’applicazione di un’imposta sostitutiva straordinaria sui capitali o beni posseduti pari al 5% del valore delle attività indicate in dichiarazione. Continua a leggere→

Così portavano i soldi nei paradisi fiscali

Uno schema semplice, ma soprattutto valido per qualsiasi tipo di cliente. Dal piccolo al grande imprenditore. Un così fan tutti , che svela uno dei volti, forse il meno pulito dell’imprenditoria italiana, quello della creazione dei fondi neri all’estero, che, come ha svelato l’inchiesta Enipower, ha interessato perfino il gruppo del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il raggiro ideato dal commercialista Siro Zanoni e dall’affarista Mario Merello, era tuttavia più banale, meno sofisticato e consisteva nel creare società in qualche paradiso fiscale col solo scopo di emettere fatture false per prestazioni inesistenti.

Le società italiane ricevevano dalle società estere fatture per polizze assicurative fasulle o per consulenze e prestazioni di servizi generiche, che in realtà non erano mai state effettuate. Le fatture venivano comunque pagate, ottenendo due benefici: il primo, esportare capitali all’estero, il secondo, gonfiare i costi della società, in modo da abbattere l’utile del gruppo e di conseguenza pagare meno tasse. Il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha stimato che le 80 società della lista Pessina insieme hanno emesso fatture false per oltre 300 milioni di euro. Continua a leggere→

Con lo scudo stop a redditometro e inversione dell’onere della prova

Lo scudo "salva" dall’inversione dell’onere della prova anche per le attività detenute illegalmente nei "paradisi" negli anni passati. No all’utilizzo delle operazioni di emersione ai fini del controllo fiscale nei confronti della società riconducibile al contribuente in qualità di dominus.
Sono alcune delle novità contenute nella circolare n. 43/E del 10 ottobre, con cui l’agenzia delle Entrate detta le istruzioni operative per aderire alla procedura di emersione.

Chi emerge evita l’inversione dell’onere della prova – L’adesione allo scudo consente di evitare, in caso di successivo accertamento della detenzione di attività all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale, la presunzione introdotta dall’articolo 12 del Dl 78/2009, in base alla quale gli investimenti e le attività finanziarie detenuti in paradisi fiscali si considerano costituiti mediante redditi sottratti a imposizione in Italia, salvo la prova contraria. Continua a leggere→