Lavori in corso su ordinazione. Passiamo dalla teoria alla pratica

I principali temi contabili delle commesse: quando e come rilevare costi, ricavi e perdite attese
Tuffiamoci nei conti dei lavori in corso su ordinazione. Ci eravamo lasciati con l’esposizione delle regole (cfrUn conto economico dentro l’altro per i lavori su ordinazione in corso”, pubblicato lo scorso 10 maggio – rubrica “Analisi e commenti”). Ora prendiamo in mano calcolatrici, mastro, libro giornale e operiamo.

 

Pur senza ripetere tutto quanto è stato trattato nel precedente intervento, ricordiamo due punti, di partenza anche per il prosieguo dell’esposizione:
1) lo Ias 11 prescrive la diretta rilevazione dei ricavi, senza passare per le rimanenze
2) la modalità di rilevazione dei ricavi dipende dalla possibilità o meno di stimare, sostanzialmente, il risultato della commessa (ricavi e costi, sostenuti e da sostenere). In caso affermativo si applica il metodo “della percentuale di completamento”; altrimenti, i ricavi si rilevano nel limite dei costi sostenuti e recuperabili (metodo della “commessa completata”).
 
La nostra attenzione si focalizzerà – chiaramente – sulla prima delle due ipotesi, non presentando il metodo della commessa completata (conosciuto a livello globale come zero profit method) difficoltà applicative.
 
Nell’esempio che si esaminerà (una commessa a prezzo predeterminato), la percentuale di completamento è calcolata rapportando i costi sostenuti a quelli totali stimati. Si ricorda, a tal proposito, che tra i costi sostenuti in un esercizio rientrano solo quelli relativi a fattori produttivi utilizzati nell’esercizio; l’eventuale eccedenza si sospenderà, addebitando il conto “lavori in corso su commessa” (la scrittura opposta sarà fatta all’apertura dell’anno seguente).
 
Il caso
Alla società X spa viene commissionata la costruzione di stabilimento chimico, per il quale viene stimata una lavorazione di 3 anni e un utile complessivo di 4.000:
 
Costi totali stimati
16.000
Ricavi totali stimati
20.000
 
La situazione per il primo anno è la seguente:
 
Anno
1
Costi sostenuti
4.000
Costi stimati per completare
12.000
Costi stimati totali
16.000
Percentuale di completamento1
25%
Ricavi2
5.000
Utile di commessa
1.000
Fatturazione
6.000
1= costi sostenuti : costi stimati totali
2= ricavi totali stimati x percentuale di completamento
 
Contabilmente si avrà (ipotizzando, per semplicità, che pagamenti e incassi avvengano per cassa):
 
 
DARE
AVERE
Costi di commessa
4.000
 
Cassa
 
4.000
 
Cliente c/commessa A
5.000
 
Ricavi di commessa
 
5.000
 
Banca c/c
6.000
 
Cliente c/commessa A
 
6.000
 
In bilancio:
Conto Economico
Costi di commessa
4.000
Ricavi di commessa
5.000
 
Stato Patrimoniale
 
Cliente c/commessa A
1.000
 
 
 
Il conto “cliente c/commessa” confluisce nel passivo (ammontare dovuto al committente), dal momento che l’importo fatturato è superiore al ricavo (costo + utile di commessa del periodo).
 
Anno 2
Alla fine del secondo anno si rivedono le stime. I costi si incrementano e si prevede una perdita di commessa pari a 1.000
 
Costi totali stimati
21.000
Ricavi totali
20.000
Perdita complessiva
-1.000
 
Il piano generale diventa il seguente:
 
Anno
1
2
3
Costi sostenuti
4.000
12.000
5.000 (-238,1)
Costi stimati per completare
12.000
5.000
0
Costi stimati totali
16.000
21.000
21.000
Percentuale di completamento
25%
51,2%
23,8%
Ricavi
5.000
10.238,1
4.761,9
Utile di commessa
1.000
-1.761,9
0
Perdita di commessa
 
-238,1
 
Fatturazione
6.000
6.000
8.000
 
Qualche chiarimento su alcune voci.
Il completamento del secondo anno si calcola rapportando i costi sostenuti fino a quel momento (4.000 + 12.000) a quelli totali stimati (non più 16.000 ma 21.000) e, quindi, sottraendo a tale percentuale (76,2%) quella già coperta il primo anno (25%). Nel’ultimo anno, la percentuale è pari al 100% meno lo stato di completamento dei primi 2 (76,2%).
 
Passiamo alla perdita su commessa (238,1).
Il paragrafo 36 dello Ias 11 impone di rilevare una perdita attesa immediatamente come costo. La perdita attesa è pari a 1.000, ma per fa sì che risulti globalmente effettivamente tale occorre recuperare anche l’utile già contabilizzato il primo anno (1.000). Bisognerebbe, quindi, registrare un componente negativo di 2.000. Dal momento che nell’anno già si rileva una perdita di 1.761,9, basta “accantonare” la differenza (2.000 – 1.761,9 = 238,1).
 
In partita doppia:
 
DARE
AVERE
Costi di commessa
12.000
 
Cassa
 
12.000
 
Cliente c/commessa A
10.238,1
 
Ricavi di commessa
 
10.238,1
 
Banca c/c
6.000
 
Cliente c/commessa A
 
6.000
 
Perdita su commessa
238,1
 
F. perdita di comm.
 
238,1
 
In bilancio
Conto Economico
Costi di commessa
12.000
Ricavi di commessa
10.238,1
Perdita su commessa
238,1
 
 
Stato Patrimoniale
Cliente c/commessa1A
3.238,1
 
 
F. perdita su comm.
238,1
1 = il conto è diventato attivo (ammontare dovuto dalcommittente) considerato che i ricavi risultano superiori all’importo fatturato: – 1.000 (saldo del primo anno) + 10.238,1 – 6.000.
 
Anno 3
Nel corso del terzo anno le stime non mutano. Da notare che una parte dei costi sostenuti (5.000) sarà sterilizzata dal fondo dell’anno precedente, nel corso del quale i 238,1 avevano già concorso al risultato economico.
 
Quindi:
 
DARE
AVERE
Costi di commessa
5.000
 
Cassa
 
5.000
 
Cliente c/commessa A
4.761,9
 
Ricavi di commessa
 
4.761,9
 
Banca c/c
8.000
 
Cliente c/commessa A
 
8.000
 
F. perdita su commessa
238,1
 
Costi di commessa
 
238.1
 
Conto Economico
Costi di commessa
4.761,9
Ricavi di commessa
4.761,9
 
Stato Patrimoniale
Cliente c/commessa A
 
 
Prima di lasciarci, un cambio di programma.

Questa serie di articoli erano stati annunciati dal proposito di trattare, con qualche eccezione, i principi contabili in maniera numericamente ordinata. Il prossimo intervento avrebbe, quindi, dovuto riguardare le “nostre” immobilizzazioni materiali (Ias 16, “Immobili, impianti e macchinari”). Tuttavia, a questo punto, può risultare più utile e sistematico proseguire sulla strada dei “ricavi”, analizzando lo standard ad hoc, il n. 18. In modo, così, da fissare le differenti “competenze” legate alle varie operazioni (dopo aver visto le commesse, sarà la volta delle cessioni dei beni e delle prestazioni di servizi), chiudendo poi il cerchio con il documento interpretativo Ifric 15, che, anche se in relazione agli “Accordi per la costruzione di immobili”, aiuta a capire la distinzione fra una vendita, una prestazione di servizi e un lavoro su ordinazione.

Fonte : IlFiscoOggi

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