Regno Unito, il rosso della City manda in tilt il Fisco di Sua Maestà

Duemila miliardi di dollari, è il prezzo pagato a oggi dalla Borsa di Londra alla crisi globale, e misurato in termini di perdita di valore registrata nel corso dell’anno passato dal mercato azionario britannico e dai titoli che vi risultano quotati, in pratica -50 per cento. Un costo alto, anzi, impensabile soltanto spostando indietro d’un semestre le lancette degli orologi e le pagine di calendario e di qualche giornale. E comunque, una perdita netta di valore che va ripartita, senza corrispondere a canoni d’equità, tra le 3 mila aziende quotate e i milioni di piccoli investitori che vi avevano immobilizzato i rispettivi risparmi. E ora che il Fisco di Sua Maestà, come ogni anno, chiede il conto agli operatori del settore finanziario della City i numeri sembrerebbero destinati a non collimare con le attese erariali.

Dalla Finanza 10miliardi di sterline in meno al Fisco di Sua Maestà
Un primo tentativo di investigare l’origine del gap che inciderà negativamente sulle entrate fiscali, lo ha fornito recentemente uno studio realizzato dalla Pricewaterhouse Coopers LLP (PwC). Secondo la ricerca condotta dalla società di consulenza, l’impatto che la crisi attuale avrà sui bilanci e sui profitti delle aziende attive nel settore della finanza, almeno in Gran Bretagna, potrebbe determinare una perdita di gettito che oscillerebbe tra i 5 e i 10 miliardi di sterline in meno. La stima tiene conto sia d’una eventuale debacle del 20 per cento nel livello dei profitti delle società che operano nel settore, sia della perdita di circa 50 mila posti di lavoro dei lavoratori che vi sono occupati. Di fatto quindi l’effetto domino imposto dalla crisi finanziaria rimbalzerebbe sulle entrate fiscali causando una perdita di gettito sul versante delle imposte sui profitti e, naturalmente, su quello dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Si deve comunque tenere in conto che l’elaborazione realizzata dalla PwC ha interessato un campione di 32 imprese, per taglia le maggiori, tra quelle protagoniste della finanza britannica, in pratica i noti colossi della City. Definite le linee d’un modello attendibile i risultati emersi sono stati successivamente estesi all’intero comparto dei servizi finanziari, incluso l’indotto, il cui epicentro è la Borsa di Londra.

Fisco&Finanza questione di feeling
In realtà, che l’attuale crisi della finanza globale, oggi concreta e materiale in tutti i suoi aspetti anche considerando i settori che coinvolge, potesse avere un impatto boomerang di queste dimensioni sulle entrate fiscali era ben noto ai responsabili dell’economia del Governo britannico. L’anno passato, infatti, il tesoretto consegnato dalle società che operano nel settore finanziario al Fisco di Sua Maestà aveva oltrepassato i 12,2 miliardi di sterline, ovvero 1/4 dell’intero gettito dell’imposta sui profitti. Riguardo invece ai versamenti relativi all’imposta sui redditi delle persone fisiche, oneri sociali inclusi, relativi agli occupati nel settore, oltre 600mila, questi avevano raggiunto rispettivamente i 15 miliardi di sterline e, riguardo i contributi, i 3,4 miliardi. Numeri quindi che, nel loro flusso complessivo, oltre che nel trend che li contraddistingue da almeno mezzo secolo, sono sufficienti a giustificare il perché della speciale relazione stabilitasi da anni tra Fisco&Finanza e, in particolare, tra l’Amministrazione fiscale e i più assidui frequentatori della City.

Fisco Oggi

 

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