Paga il canone RAI chi possiede un’utenza elettrica

Un sistema per massimizzare il recupero dell’evasione sul canone Rai, la razionalizzazione dei canali sul digitale terrestre e l’avvio di un progetto economico-finanziario per lo sviluppo di banda larga e nuove reti. E’ questo il tabellino di marcia annunciato ieri da Paolo Romani, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, a conclusione del convegno «La svolta digitale», organizzato a Roma da ItMedia Consulting e Fondazione Einaudi.

Per combattere l’evasione, ha detto lo stesso Romani, «abbiamo studiato una norma per agganciare il canone Rai al possesso dell’utenza elettrica» superando così il problema di legarlo alla bolletta, operazione difficile vista la molteplicità di operatori. In questo modo, «si invertirebbe l’onere della prova: chi ha già un’utenza elettrica dovrà dimostrare di non avere un televisore». ll provvedimento «sarà comunque varato entro l’anno», mentre appare molto stretto lo spiraglio per inserirlo in extremis nella manovra. L’evasione, ha ricordato il viceministro, è di 685 milioni e «con questa misura si punta a recuperarne la metà. Con i fondi ripresi si potrà poi diminuire il canone stesso e finanziare i canali tematici digitali del servizio pubblico».

Altro fronte di intervento riguarda il riordino dello scenario sul digitale terrestre, anche in questo caso previsto per la fine dell’anno. «Bisogna mettere ordine in un quadro in cui si è registrata un’occupazione del radiospettro ha detto Romani. Serve una semplificazione del sistema e il recupero delle frequenze assegnate, ma non utilizzate dagli operatori. li surplus così ottenuto potrà essere messo a gara per i gestori della telefonia mobile, garantendo l’entrata di risorse nelle casse pubbliche che potranno essere utilizzate, tra l’altro, proprio per finanziare la diffusione della banda larga mobile». li 19 luglio, ha infine fatto sapere il viceministro, «si riunirà il tavolo con i vertici degli operatori di rete delle telecomunicazioni. Sarà un ulteriore passo per lanciare Italia digitale, il piano infrastrutturale che punta a realizzare la convergenza tra internet e Tv digitale, anche pianificando lo sviluppo delle Ngn, le reti di ultima generazione».

Sul versante Tv, intanto, si sono accentuate nel 2009 le dinamiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni, con il raggiungimento di una «tappa» rilevante: lo scorso anno, infatti, i ricavi da pay-Tv (che pure hanno subito la crisi) hanno superato quelli da pubblicità, divenendo la prima risorsa del mercato televisivo europeo. I ricavi totali del settore nel 2009 sono stati in totale 86,9 miliardi. Di questi, secondo l’ottavo rapporto di ItMedia Consulting (illustrato ieri) circa il 36% proviene dalla vendita di spot (in calo del 12,7% a livello Ue e del 10,2% in Italia) e il 23% dai canoni, mentre ben il 41% è legato alle «Tv a pagamento» (+4,2%). «In prospettiva – ha aggiunto inoltre Augusto Preta, direttore generale di ltMedia Consulting si delinea con sempre maggiore chiarezza un fenomeno di ibridazione della televisione: con la Tv che va sul web e i video online che migrano verso il televisore. Il tutto in presenza di una crescita, anche lo scorso anno, del mercato pubblicitario online».

Fonte: Nariello Francesco da il Sole 24 Ore di martedì 13 luglio 2010, pagina 29

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