Nuove assunzioni e ricerca per il Made in Italy che funziona

Settantacinque nuove assunzioni nel 2009, cento nel 2010. Prevalentemente giovani ingegneri. Due start up acquisite dal Politecnico di Milano. Lutech, società del gruppo Laserline con sede a Cologno monzese, ha una storia piuttosto recente. Con questo nome esiste da una decina di anni, ma gli esordi sono nella metà degli anni Novanta. Si occupa della progettazione, realizzazione e gestione dell’infrastruttura Ict delle aziende. Software, reti, sicurezza, continuità operativa delle macchine e altro per il sistema sanitario, banche, compagnie di telecomunicazioni, entertainment, broadcasting.

«Nel 2008 abbiamo avuto un fatturato di 80 milioni di euro, nel 2009 saremo in pareggio – spiega Nino d’Auria, 48 anni, amministratore delegato da poco più di un mese – in anni di crisi possiamo dirci soddisfatti». Nel frattempo i dipendenti sono diventati 500, «ma entro la fine del 2010 saremo 600».

La ricetta? «Crediamo nei talenti e abbiamo rapporti costanti con le università scientifiche». Due anni fa, Lutech ha acquisto una start up fondata nel Politecnico di Milano da dieci ragazzi intorno ai trent’anni Laserbiomed: «Ci hanno colpiti perchè hanno realizzato la prima cartella clinica digitale». Da pochi giorni ha fatto lo stesso con MediaWebView, altra start up Politecnico di Milano fondata da un gruppo di giovani ricercatori che offre tecnologie proprietarie per la gestione di immagini digitali (videosorveglianza, monitoraggio ambientale, eccetera).

L’azienda è sempre in cerca di ingegneri capaci di "scrivere" software innovativi perchè «viviamo di vendita di competenze, dobbiamo sempre essere un passo avanti». L’altra parola magica èm «flessibilità», perchè quando si inizia un progetto non si sa mai dove si finisce, «bisogna essere pronti a reinventare i piani in ogni momento». «In Italia i cervelli ci sono, certo per farli rimanere, o rientrare, occorre pagarli – conclude D’Auria, che per vent’anni ha lavorato per multinazionali americane – purtoppo persiste un ritardo sulle lingue, parliamo ancora poco e male in inglese».
Fonte : IlSole24Ore

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