Nella Finanziaria dote da 2,8 miliardi per gli statali

Approvato definitivamente dalla Camera, con voto di fiducia, il decreto da 36,3 miliardi lordi, 31 dei quali a riduzione del deficit 2009-2011, il Consiglio dei ministri ha messo mano ieri sera alla bozza di Finanziaria.Tre gli articoli, con ben pochi numeri, ma con un’indicazione precisa per i contratti del pubblico impiego: complessivamente quasi 2,8 miliardi dal 2009, ovvero "a regime", a contratti rinnovati. Si tratta di un aumento medio del 3,2%, pari all’inflazione programmata del prossimo biennio.
Alla cifra totale si arriva sommando una serie di voci, vecchie e nuove. Quella prevista nella bozza di Finanziaria ammonta a 1 miliardo 560 milioni, più altri 680 milioni in gran parte destinati a Forze armate e pubblica sicurezza. Somme, queste, evidentemente considerate insufficienti dai ministri Ignazio La Russa (Difesa) e Renato Brunetta (Funzione pubblica), che hanno sollevato in Consiglio la questione della "specificità" del comparto. A questi denari si devono aggiungere quelli della Finanziaria 2008 per la vacanza contrattuale: 540 milioni per il 2008 e il 2009. Si arriva così a 2 miliardi 780 milioni. Altri 100 milioni risultano pure destinati alla sicurezza, ma non è chiaro il meccanismo che, secondo Brunetta, li raddoppierebbe portandoli a 200.La somme indicate dalla bozza erano già stanziate dal decreto della manovra. La legge di finanza dovrà limitarsi, com’è suo compito, a formalizzarne la destinazione ai contratti del pubblico impiego.
Tornando alla bozza di Finanziaria, il primo articolo non reca i saldi di bilancio e neppure l’indicazione del limite massimo di ricorso al mercato. I due articoli successivi, oltre al pubblico impiego, si limitano a proroghe fiscali, norme per l’agricoltura, autotrasporto, previdenza e altre disposizioni affidate dalla legge contabile alla Finanziaria. Una tabella elenca le norme interessate. Nulla di più. È dunque un simulacro di Ddl di finanza quello illustrato da Tremonti ai colleghi di Governo. Una sobrietà dettata dall’esperienza. Tremonti conosce per prova diretta quanto aspre siano le sollecitazioni che provengono dai ministeri di spesa e che si accumulano sul suo tavolo nel mese di settembre, che precede tradizionalmente la messa a punto del Ddl di finanza. Acquisita col decreto la parte normativa della manovra, si tratta ora di mettere i conti al riparo dal successivo assalto. Ed ecco una Finanziaria non soltanto snella, come già prima della riforma di fine anni ’90, ma addirittura scheletrica, quasi a voler dare il minor possibile appiglio alle richieste altrui.
Che però l’operazione di "chiusura" anticipata dei conti tentata dal ministro dell’Economia sia giunta in porto è tutt’altro che scontato. L’illustrazione dello schema di Finanziaria ha sollevato ieri sera, tra i ministri, una discussione più lunga di quella, i famosi nove minuti, che sarebbero bastati a varare il ben più sostanzioso decreto legge triennale. C’è dell’altro: ricorre con insistenza in Parlamento la voce di un nuovo decreto legge che dovrebbe essere presentato a settembre, insieme alla versione finale della Finanziaria, al bilancio di previsione a legislazione vigente cui la Finanziaria deve accompagnarsi e all’aggiornamento del Dpef. Il bilancio di previsione dovrà essere messo a punto in base alle proposte che i ministeri presenteranno all’Economia entro la prima decade di settembre: lo stabilisce il percorso innovativo di riduzione delle spese statali (quasi 15 miliardi nel triennio) dettato dal decreto-manovra appena convertito in legge. Considerati i più che probabili ritardi delle amministrazioni nel predisporre i loro conti, sembrano delinearsi i ritmi di sempre, con definizione dei Ddl contabili a fine settembre. Ecco perché un altro decreto. Anticipare a metà estate la manovra significa aumentare la probabilità di dover aggiustare il tiro in autunno. Non necessariamente per inasprirla, magari anzi per attenuarla, ma comunque per tener conto del mutato quadro macroeconomico e relativi effetti sul saldo netto da finanziare, al fine di conseguire gli obiettivi di deficit stabiliti.

Luigi Lazzi Gazzini – Il Sole 24 Ore

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