Nel fondo incentivi 300 milioni per il rilancio dei consumi

Il fondo per gli incentivi al consumo è di 300 milioni. È quanto risulta da una prima bozza del decreto legge, ancora dunque suscettibile di variazioni, come anticipato dal Sole24Ore del 5 marzo: dei 300 milioni, la quota maggiore (216 milioni) è destinata agli interventi per «motocicli anche elettrici o ibridi, elettrodomestici e cucine componibili, abitazioni ad alta efficienza energetica, inverter e motori per nautica da diporto».

La bozza del decreto legge incentivi prevederebbe, scrive l’agenzia Ansa, anche il via libera agli 800 milioni di euro per la banda larga. Con tali risorse verrebbero finanziate non solo le reti di comunicazione elettronica ma una serie di altre misure. Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la banda larga, gli 800 milioni del Fondo per le aree sottoutilizzate serviranno anche per «la realizzazione di una unità navale per il soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali», «per il sostegno del made in Italy» e per la prosecuzione di interventi per promuovere l’alta tecnologia.

Fondo per salvare le aree di crisi
Incentivi per spingere i consumi ma anche interventi per le aree in crisi. È la parte "industriale" del provvedimento allo studio con il titolo di «decreto legge recante disposizioni tributarie urgenti in materia di contrasto alle evasioni internazionali, di deflazione del contenzioso, di adeguamenti comunitari, nonché altre misure urgenti per il sostegno dei settori industriali in crisi». Dopo la parte tributaria (si veda l’articolo in alto), nella bozza si determinano le misure per l’economia reale proposte in larga misura dal ministero dello Sviluppo economico e ora all’esame del ministero dell’Economia.

Incentivi
Trecento milioni complessivi per un fondo unico. Duecento saranno reperiti dall’Economia, 100 potranno integrare il plafond grazie all’utilizzo di fondi dello Sviluppo economico provenienti da revoche degli incentivi della ex legge «488» (si veda Il Sole 24 Ore del 3 marzo). Il fondo è destinato al «sostegno della domanda in funzione del rilancio di attività produttive in settori in crisi attraverso contributi all’acquisto» sulla base di due criteri: «efficienza ed ecocompatibilità energetica» e «sicurezza e automazione delle attrezzature produttive». Saranno coperte dagli aiuti le «transazioni effettuate entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto». Solo un successivo decreto attuativo, però, individuerà «gli specifici interventi nonché i criteri e le modalità di erogazione dei contributi».

Lo stesso decreto attuativo dovrebbe destinare le disponibilità del fondo: la bozza in esame, ancora modificabile, indica massimo 216 milioni per scooter elettrici o ibridi, elettrodomestici e cucine componibili, acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica, inverter e motori per nautica da diporto. A rimorchi, semirimorchi, macchine per uso agricolo e industriale e gru a torre per l’edilizia andrebbe una dote massima di 71 milioni. Fino a 13 milioni sarebbero riservati ad agevolazioni per chi effettua investimenti incrementali in pubblicità. Al tessile moda, con altra copertura, andrebbero 70 milioni per le spese di ricerca finalizzate alla realizzazione di campionari.

Mercoledì, sulle ipotesi valutate dai ministeri, si è espressa anche Confindustria sottolineando l’importanza di accelerare il varo del decreto (possibile l’esame nel Cdm della prossima settimana) e assicurare che siano contestualmente rapidi, contenuti in pochi giorni, anche i tempi di definizione del successivo decreto dello Sviluppo che dovrebbe definire il dettaglio delle misure. Nessun ulteriore rinvio, è la tesi degli industriali, anche di fronte a ipotesi citate ieri da fonti parlamentari sulla definizione degli interventi solo dopo Pasqua.

Aree di crisi
Il capitolo sugli «interventi per lo sviluppo produttivo» non attinge a risorse nuove bensì ai fondi Fas (inclusi quelli già riservati alla banda larga) e a risorse già assegnate al ministero dello Sviluppo in attuazione di due delibere Cipe del 2007 e del 2009. Verrebbe così creato un ulteriore fondo da ripartire in quote annuali fino al 2013 tra le diverse finalità. Tra queste ci sarà sicuramente l’intervento in aree di crisi industriale attraverso accordi di programma (inclusa la vicenda Merloni).

Ma nella proposta dello Sviluppo economico c’è un pacchetto molto eterogeneo: anche lo sblocco di una prima tranche per la banda larga, uno stanziamento destinato all’Enea per le attività di ricerca sull’energia rinnovabile, promozione del made in Italy, interventi per il Fondo per l’innovazione tecnologica e per Industria 2015, perfino la realizzazione di piattaforme navali multiruolo. Il problema, sarebbe stato rilevato durante le riunioni tecniche, è la reale consistenza delle risorse che dovrebbero coprire questa summa di interventi: 1,2 miliardi secondo una prima ricognizione, 800 milioni dopo una seconda valutazione, forse ancora meno perché molti fondi sono stati già utilizzati.

Anche per questo l’Economia preferirebbe una versione finale più snella: incentivi e aree di crisi mentre il resto potrebbe confluire in un provvedimento successivo. Lo stesso discorso vale per altre misure pure inserite nella bozza dello Sviluppo ad esempio le azioni per il Sud nel turismo, nell’energia rinnovabile e a sostegno di imprenditoria femminile e giovanile. Un articolo è dedicato a misure per il settore agricolo: incremento di 86 milioni del fondo per la conversione degli ex-impianti bieticolo-saccariferi. Confermato l’inserimento di sgravi per le banche che aderiscono alla moratoria sui mutui per le pmi.

Fonte : IlSole24Ore

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