Federalismo fiscale, il consiglio dei Ministri approva

Via libera al disegno di legge sul federalismo fiscale. Il provvedimento è stato varato questa mattina dal Consiglio dei ministri. Compartecipazione all’Irpef anche per Comuni e Province e possibilità per gli Enti locali di istituire propri tributi di scopo tra le ultime misure previste dal Ddl, che si appresta a iniziare il suo iter parlamentare. Saldo a due anni il termine per l’approvazione dei decreti delegati che detteranno, nel dettaglio, le regole della riforma. Passa anche l’emendamento su Roma Capitale che prevede la trasformazione della città eterna da un normale comune in un ente territoriale "con speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, al fine di svolgere le funzioni di Capitale della Repubblica italiana e di sede di rappresentanza diplomatica di Stati esteri". Semaforo verde, stamattina, anche per un decreto legge finalizzato al riequilibrio economico e finanziario di Regioni ed Enti locali.

Il Ddl passa ora all’esame delle Camere
Si riparte, dunque, dalle Camere, come ha spiegato al termine del Cdm lo stesso ministro Tremonti: "Il lavoro inizia da oggi in Parlamento. Il tempo, apparentemente lungo, per fare il federalismo fiscale – ha aggiunto il titolare di via XX Settembre – è in realtà un tempo che noi consideriamo giusto e saggio: due anni. Fare il federalismo fiscale, con la Costituzione vigente, era per il governo un obbligo", ha proseguito Tremonti, non nascondendo la soddisfazione per quella che ha definito "una riforma storica". Principio cardine del fisco federale, l’autonomia di entrata e di spesa per Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, che potranno contare su tributi propri e compartecipazioni alla parte di gettito di tributi erariali relativa al loro territorio, oltre che su un fondo perequativo statale, senza vincoli di destinazione, per i territori a più bassa capacità fiscale per abitante.

Dalla "spesa storica" ai "costi standard"
In soffitta, poi, il vecchio sistema di finanza regionale e locale sulla base di trasferimenti statali, peraltro definiti tramite il criterio della spesa storica. Un sistema che – come si legge nel documento di sintesi diffuso da Palazzo Chigi – non ha certo premiato l’efficienza, ma che anzi ha avuto l’effetto di deresponsabilizzare i centri di spesa, ostacolare la trasparenza dei meccanismi finanziari e minare la possibilità di un controllo democratico da parte dei cittadini nei confronti dei propri amministratori. Dalla finanza derivata, dunque, all’autonomia impositiva, e dalla spesa storica ai costi standard in quanto "costi corrispondenti ad una media buona amministrazione".

Variegato il "paniere" di Regioni ed Enti locali
In particolare, per sanità, istruzione e assistenza, le Regioni potranno contare su: tributi regionali, da individuare in base al principio di correlazione tra il tipo di tributo e il servizio erogato; un’aliquota o addizionale Irpef; compartecipazione all’Iva più quote specifiche del fondo perequativo. In un primo momento anche l’Irap contribuirà ai portafogli regionali, almeno fino a quando l’imposta non sarà sostituita con altri tributi. Ai Comuni, invece, saranno garantire compartecipazione e addizionale all’Irpef. Ma per esigenze particolari, legate ad esempio alla mobilità urbana o al turismo, potranno far leva su tributi di scopo ad hoc. Anche per le Province si apre la strada del finanziamento delle funzioni fondamentali tramite la compartecipazione all’imposta sui redditi delle persone fisiche.
Quanto al fondo perequativo, il Ddl prevede che, relativamente ai livelli essenziali delle prestazioni, esso venga alimentato, per le Regioni, dalla compartecipazione all’Iva. Le altre spese saranno invece coperte dall’addizionale regionale all’Irpef. I Governatori potranno comunque ridefinire la perequazione degli Enti locali fissata dallo Stato, d’intesa con gli stessi.

Nuove risorse per "Roma Capitale"
Nel testo approvato oggi, sciolti anche i nodi "città metropolitane" e "Roma Capitale": per le prime sono infatti previste specifiche disposizioni sulla base del principio generale per cui l’autonomia di entrata e di spesa dovrà essere "commisurata alla complessità delle più ampie funzioni". Quanto a Roma, sarà uno specifico decreto legislativo a disciplinare l’attribuzione delle risorse alla città. In aggiunta, la città eterna potrà contare su un proprio patrimonio. Un occhio di riguardo, poi, per i territori a bassa capacità fiscale, per i quali non viene meno la possibilità di usufruire di particolari forme di fiscalità di sviluppo.
Infine, le Regioni a statuto speciale, che non potranno fare a meno di assicurare, con i decreti di attuazione dei rispettivi statuti, la loro collaborazione in vista del raggiungimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà.

"Oggi sul federalismo fiscale c’è una convinzione, un consenso generale che va dalle istituzioni più alte dello Stato ai governi locali, dalle forze politiche alla società civile", ha detto Tremonti nel corso della conferenza stampa, parlando di "un cammino che viene da molto lontano". "Ora introdurremo i numeri – ha poi aggiunto il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che per primo ha curato la stesura del Ddl – come più volte sottolineato dalle autonomie locali. Il testo varato oggi ci consente di fare il passaggio da un federalismo irresponsabile a un modello responsabile".

Chiara Ciranda – Fisco Oggi

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