Direttive Ue, buona l’attuazione nel mercato interno comunitario

Gli Stati membri continuano a registrare buoni risultati sotto il profilo dell’attuazione tempestiva delle regole del mercato interno nel diritto nazionale. È quanto risulta dal più recente quadro di valutazione del mercato interno della Commissione europea. Inoltre, dalle relazioni annuali di Solvit e del Servizio di orientamento per i cittadini (Css) risulta che, anziché avviare procedure formali di denuncia, i cittadini e le imprese fanno sempre più ricorso ai servizi di risoluzione dei problemi e di consulenza dell’Unione europea per risolvere i problemi incontrati nel mercato interno. In media soltanto l’1 per cento delle direttive del mercato interno il cui termine di attuazione è scaduto non sono ancora state recepite a oggi negli ordinamenti nazionali. La maggior parte degli Stati membri è pertanto in linea con il nuovo obiettivo dell’1 per cento convenuto dai capi di governo. 17 Stati membri hanno raggiunto l’obiettivo mentre Danimarca e Malta registrano ex aequo i migliori risultati. In totale 14 Stati membri hanno raggiunto o eguagliato il loro miglior risultato a tutt’oggi. Però c’è dell’altro. L’attuale quadro di valutazione ha una funzione duplice: presenta il grado di integrazione economica raggiunto, dimostrando che vi sono margini considerevoli per una maggiore integrazione se e quando saranno eliminati gli ostacoli esistenti, e analizza come gli Stati membri applichino in pratica le regole del mercato interno. Per quanto riguarda il secondo aspetto, la situazione è meno rosea: i dati indicano che il numero medio di casi di cattiva applicazione è salito a 49 per Stato membro e che i tempi per arrivare a una soluzione sono troppo lunghi. Le tre relazioni, quadro di valutazione, Solvit e Css, vengono ora pubblicate congiuntamente, a conferma degli stretti legami esistenti tra l’attuazione della legislazione e la soluzione pratica dei problemi nel mercato interno.
 
Attuazione delle direttive sul mercato interno
Con una percentuale dell’1,0% il deficit medio di recepimento (ossia la percentuale di direttive sul mercato interno non recepite nell’ordinamento interno nei termini previsti) dei 27 Stati membri corrisponde al nuovo obiettivo da raggiungere entro il 2009. Ciò significa comunque che 92 direttive sul mercato interno non sono state recepite in tempo nell’ordinamento nazionale. Per 22 di esse il termine per l’attuazione era scaduto già oltre 2 anni fa. 14 Stati membri hanno raggiunto o eguagliato il loro miglior risultato a tutt’oggi: Danimarca, Malta, Slovenia, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Lettonia, Ungheria, Finlandia, Francia, Austria, Irlanda, Repubblica ceca e Portogallo. Danimarca e Malta (0,3%) condividono il primo posto a pari merito, con sole 5 direttive non adottate in tempo. La Repubblica ceca ha compiuto i progressi più spettacolari abbassando il deficit di recepimento dell’1,1%, portandolo ad un livello dell’1,4%. Per contro, Cipro, Grecia, Portogallo, Polonia e Lussemburgo, non hanno raggiunto l’obiettivo dell’1,5%. Il deficit di recepimento di Lussemburgo e Polonia è doppio rispetto a quello medio dell’Ue. 
 
Lo stato delle infrazioni
La maggior parte dei casi di infrazione aperti riguardano Italia e Spagna. L’Italia, tuttavia, ha fatto registrare la maggiore riduzione dei procedimenti d’infrazione aperti (15), seguita da Francia (9), Spagna e Malta (5). Per contro sono cresciuti i procedimenti riguardanti Belgio e Slovacchia, con rispettivamente 14 e 11 nuovi casi. Dei 5 Stati membri che hanno i risultati peggiori in materia di recepimento (Cipro, Grecia, Portogallo, Polonia e Lussemburgo), 3 (Grecia, Portogallo, Polonia) hanno anche fatto registrare un incremento del numero di procedimenti d’infrazione aperti. Il nuovo capitolo del quadro di valutazione sullo stato dell’integrazione economica del mercato interno dimostra che l’allargamento può essere considerato come il motore principale di un’ulteriore integrazione del mercato interno, poiché la maggior parte degli Stati membri dell’Ue-10 sono molto aperti alle importazioni e agli investimenti diretti provenienti da altri Stati membri. Tra tutti gli Stati membri, gli scambi intra-UE di merci sono molto più sviluppati (16,9 per cento del Pil nel 2007) di quelli di servizi (5 per cento del Pil) a dimostrazione che il potenziale per una maggiore integrazione è considerevole.
 
Solvit e Css continuano ad aiutare migliaia di europei
Nel 2008 i casi presentati a Solvit sono saliti a 1000 registrando così una crescita del 22%, mentre le percentuali di risoluzione si sono mantenute ad un livello elevato pari all’83%.La risoluzione dei casi ha richiesto in media appena due mesi. I risparmi derivanti dalla soluzione dei problemi di cittadini e imprese tramite Solvit sono stati stimati nel 2008 pari a 32,6 milioni di euro (applicabile al 25% di tutti i casi risolti, il calcolo avviene sulla base del costo determinato dalla mancata soluzione del problema). Il servizio di orientamento per i cittadini (Css), che offre ai cittadini una consulenza giuridica personalizzata gratuita e indirizza verso i centri in cui è disponibile ulteriore assistenza, ha risposto ad oltre 11 000 richieste nel 2008, in ben oltre il 90% dei casi entro tre giorni lavorativi. L’analisi delle richieste presentate al Css e dei casi sottoposti a Solvit consente di farsi una quadro in presa diretta delle difficoltà che i cittadini e le imprese registrano e di individuare le questioni che ancora debbono essere risolte per migliorare il funzionamento del mercato interno. Nel 2008 entrambi i servizi hanno ricevuto un numero elevato di richieste nei settori della sicurezza sociale, delle qualifiche professionali e della libera circolazione delle persone. È altresì evidente che il recepimento tardivo o la cattiva applicazione di talune norme del mercato interno tende a portare ad un incremento del numero di casi presentati a tali servizi, ad esempio nei settori dei diritti dei residenti e delle qualifiche professionali.

Fisco Oggi

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