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Previsto un fondo perequativo per sostenere i comuni in difficoltà economica
Di Peppeter (del 20/07/2010 @ 15:03:41, in Provvedimenti, linkato 57 volte)

Due decreti subito per chiudere la partita con i comuni entro luglio e i restanti tre a settembre per esaminare il fascicolo delle regioni nella sua interezza. È la tabella di marcia sul federalismo fiscale messa a punto dal governo. Che prenderà il via giovedì, quando il consiglio dei ministri darà il via libera preliminare al dlgs sui fabbisogni standard degli enti locali, e proseguirà la settimana prossima con il varo del provvedimento sull'autonomia tributaria dei sindaci. Dove, accanto all'imposta «municipale» sugli immobili e alla cedolare secca al 23%, dovrebbe trovare spazio anche la perequazione dalle città "ricche" a quelle "povere" gestita dallo stato e dall'Anci.

Dunque si comincerà con mettere i paletti alla spesa di sindaci e presidenti di provincia. Fissare i fabbisogni standard significa individuare la quantità efficace ed efficiente dei servizi da erogare ai cittadini nelle funzioni che la legge 42 considera «fondamentali» per i comuni (amministrazione, polizia locale, istruzione pubblica, viabilità e trasporti, territorio e ambiente, servizi sociali) e le province (amministrazione, istruzione pubblica, trasporti, territorio, tutela ambientale, sviluppo economico). Gli standard individuati con il meccanismo descritto nell'articolo qui accanto andranno poi finanziati e perequati al 100 per cento.

Con quali risorse? Con i tributi propri dei singoli enti e un fondo perequativo ad hoc. E qui entra in gioco il decreto sull'autonomia fiscale atteso entro la fine del mese o al massimo per i primi giorni di agosto. Ai comuni andranno tutti i tributi immobiliari. In due tempi. All'inizio i sindaci si vedranno attribuire i 15 miliardi di gettito dell'Irpef sugli immobili e delle imposte ipotecaria, catastale, di registro e di successione, che si sommeranno ai 10 attualmente incassati con l'Ici sulla seconda casa. In un secondo momento i primi cittadini potranno accorpare tutte le forme d'imposizione in un un'unica tassa nella quale far confluire tutti gli altri "balzelli" già oggi comunali (dalla Tarsu alla Tia fino alla tassa di occupazione suolo pubblico).

Il fine esplicito è quello di semplificare la vita ai contribuenti che al posto di 24 forme d'imposizione tra tributi, addizionali e compartecipazioni potranno trovarsene davanti una sola. Da versare a un unico referente: i comuni appunto. Che in questa seconda fase si vedranno recapitare anche gli introiti della cedolare secca sugli affitti al 23 per cento.

Dove non basteranno i tributi propri interverrà la perequazione. In una misura che si presume meno ampia man mano che l'autonomia tributaria darà i suoi frutti. Il meccanismo dovrebbe essere quello auspicato dall'associazione dei sindaci. Poiché il gettito dei tributi immobiliari risulta molto diverso lungo lo Stivale un fondo gestito dallo stato e dall'Anci si preoccuperà di prelevare le risorse in sovrappiù delle città "ricche" per attribuirle a quelle "povere". In modo da livellare i gettiti e garantire la copertura integrale dei fabbisogni standard.

I primi cittadini dovrebbero poter contare su un altro strumento per reperire fondi aggiuntivi: l'emersione degli immobili fantasma. Proseguendo la strada già avviata con la manovra i comuni potranno accedere agli elenchi e alle mappe delle case sconosciute al fisco. Non si partirà da zero visto che l'Agenzia del territorio ha già censito 2 milioni di particelle non dichiarate. A quel punto le stesse amministrazioni municipali potranno mandare l'avviso di accertamento ai presunti proprietari e costringerli ad emergere dal nero. Riservandosi il diritto di scegliere se regolarizzare o meno le abitazioni fantasma magari approvando una variabile al piano regolatore. Un'ipotesi questa che non piace al presidente dell'Anci Sergio Chiamparino.

Chiusa la partita municipale l'esecutivo potrà dedicarsi all'avvio di quella regionale. A differenza di quanto dichiarato giovedì scorso dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli il decreto con il percorso per l'approdo ai costi standard dovrebbe slittare a settembre quando si discuterà anche di autonomia finanziaria delle regioni (oltre che delle delle province). In modo da sedersi al tavolo con i governatori una volta sola.


 
 

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