Massime

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Con la pronuncia 4126 del 15 marzo, le sezioni unite della Cassazione hanno affermato due interessanti e convincenti principi di diritto, con riferimento alla procedura di riscossione coattiva dei crediti di natura fiscale nell’ambito delle procedure concorsuali.
Col primo, si precisa che la legittimazione dell’agente della riscossione a far valere il credito tributario nell’ambito della procedura fallimentare – ai sensi dell’articolo 87 del Dpr 602/1973, in base al quale è autorizzato a presentare istanza di fallimento e, successivamente, a chiedere l’ammissione al passivo per conto dell’Amministrazione finanziaria – non esclude la legittimazione di quest’ultima, che mantiene la titolarità del credito azionato.
In secondo luogo, la domanda di ammissione al passivo di un fallimento – avente a oggetto un credito tributario – non presuppone, necessariamente, ai fini del buon esito della stessa, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, la notifica della cartella di pagamento e l’allegazione all’istanza di documentazione comprovante l’avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo, la stessa domanda, essere basata anche su titolo di diverso tenore. (continua… »)

Il provvedimento di rigetto dell’istanza di interpello – tesa a ottenere, nel caso di specie, la disapplicazione ex articolo 37-bis, comma 8, del DPR n. 600/73 delle disposizioni antielusive contenute nell’articolo 30 della legge n. 724/94 – non è impugnabile dinanzi al giudice tributario e il relativo ricorso deve dichiararsi inammissibile, in quanto trattasi di atto non rientrante nell’elenco di cui all’articolo 19 del Dlgs. n. 546/1992. (continua… »)

Le risposte agli interpelli non sono atti impositivi, non vincolano il contribuente e non possono quindi incidere sulla sfera giuridica del destinatario, di conseguenza non sono impugnabili in sede giurisdizionale.
Questo, in sintesi, il contenuto della circolare n.  7/E del 3 marzo,  con la quale l’agenzia delle Entrate  fornisce chiarimenti sulla natura delle risposte agli interpelli, (continua… »)
La Corte costituzionale pone l’avallo sulla norma, introdotta dal "milleproroghe" dello scorso anno, che "limitava" la nullità delle cartelle di pagamento cosiddette "mute", prive cioè dell’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione delle stesse, a quelle relative ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008. (continua… »)

Nell’ambito della notificazione dell’impugnazione ad una pluralità di parti, deve ritenersi applicabile al contenzioso tributario la disciplina di cui all’art. 330 c.p.c. con conseguente validità della notificazione eseguita presso il domicilio eletto presso il procuratore costituito.
In ossequio al principio costituzionale di ragionevole durata del processo, le ipotesi di nullità in dipendenza di vizi meramente formali devono essere circoscritte alle ipotesi essenziali permanendo dunque valida la notificazione di una sola copia dell’atto in presenza di una pluralità di parti. (continua… »)

Non ha rilievo alcuno il mancato conseguimento di redditi in taluno dei periodi d’imposta per i quali il contribuente ha inoltrato domanda di definizione automatica ex art. 38, L. n. 413/1991 essendo egli comunque tenuto al versamento delle relative somme dovuto per l’accesso al condono onde garantire l’efficacia dell’istanza medesima. (continua… »)

Il giudicato penale non è suscettibile conseguire automatica efficacia e fare stato nel processo tributario. Compete al giudice del merito, nella formazione del proprio libero convincimento e valutazione degli elementi di prova, verificare quali risultanze del giudizio penale comportino riflessi sulla legittimità e fondatezza della pretesa tributaria.
L’Amministrazione finanziaria che intenda contestare la sussistenza di determinate operazioni economiche asserite come fittizie ovvero inesistenti non deve limitarsi a generiche affermazioni od al mero disconoscimento della documentazione offerta dal contribuente essendo onerata della dimostrazione, anche tramite indizi e presunzioni, di simile asserzione.
D’altro canto, in dipendenza di circostanziata contestazione spetta al contribuente dimostrare l’effettività delle operazioni qualificate come inesistenti. (continua… »)


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