Caffé sì, brioche no: la sobrietà impone qualche rinuncia

Dopo aver raschiato il fondo del barile, i consumatori italiani sono passati alle rinunce. La crisi ha modificato le abitudini di consumo delle famiglie, sviluppando comportamenti virtuosi di accomodamento di bilancio, ma il perdurare delle difficoltà ha lasciato poco spazio alla creatività. Se le risorse non bastano più, infatti, si può solo lavorare di "forbici".
Ma quali tagli hanno operato gli italiani? Certamente le vacanze. Il 2009 ha registrato cali nelle presenze alberghiere e nei viaggi. Le famiglie, per esempio, non hanno rinunciato alla vacanza estiva, l’hanno solo ridimensionata privilegiando mete più economiche e meno distanti. «Il numero di viaggiatori estivi non è calato – spiega Antonella Ferrari, presidente del network di agenzie viaggi G40 –, ma il turista ha accentuato la tendenza a prenotare tardi per beneficiare delle occasioni last minute. Una scelta non sempre vincente, perché le offerte scontate legate alla prenotazione anticipata sono molto competitive e, a differenza dei viaggi dell’ultimo minuto, consentono di scegliere la destinazione preferita».

Diverso il caso delle seconde vacanze, solitamente invernali, sacrificate sull’altare della crisi. In questo caso, infatti, il taglio drastico è stata una scelta obbligata per molti. Figli della crisi anche i cofanetti vacanze: vere e proprie confezioni "regalo", che variano da 30 a 400 euro circa, che offrono emozioni di vario genere: come il trattamento di bellezza in una Spa, il viaggio-degustazione o il volo in mongolfiera. Nati per variare l’offerta e diversificare i prodotti , hanno riscosso un buon successo proprio in conseguenza del minor potere di acquisto.

Anche il tempo libero ha pagato il suo prezzo: le famiglie hanno ridotto le uscite e hanno aumentato il tempo trascorso tra le mura domestiche. Segnale confermato anche dalle vendite dei negozi di elettronica.
«Gli acquisti – spiega Marco Orlandi, responsabile comunicazione di MediaWorld – si sono concentrati su piccoli elettrodomestici legati alla cura della persona e di uso domestico, ma anche su prodotti di alto valore tecnologico come gli i-book e gli smart phone, quindi non oggetti low-cost».

Per chi non rinuncia al bar o al ristorante sono scattate le limitazioni. Più caffè, ma meno brioches per la colazione e lo snack del mattino. Maggior oculatezza anche nelle abitudini del pranzo: la bottiglia di vino al ristorante, per esempio, è stata sostituita dal consumo a bicchiere, più economico e salutare. Stesso criterio per l’aperitivo serale: il consumatore privilegia i locali dove su due servizi se ne paga uno. È il caso degli "happy hour" dove si pagano le bevande, ma si mangia gratis.

«La parola d’ordine di questo periodo è "niente fronzoli" – spiega Edi Sommariva, direttore generale Fipe – e vale sia per i consumatori, che evitano il superfluo, sia per i pubblici esercizi che riducono l’offerta e ridimensionano il servizio».
Tempi duri anche per gli automobilisti: l’atteggiamento comune è l’orientamento verso vetture più piccole e meno inquinanti. «Il mercato si è spostato sempre di più verso le categorie A (le city car) e B – spiega Gianni Filipponi, direttore generale Unrae – e, grazie agli incentivi, verso motori a minor impatto ambientale. In più, a causa degli alti costi del carburante, le auto percorrono meno chilometri».

Le nuove abitudini contagiano anche il look. Se il "taglio chinatown" rischia di essere più popolare della classica messa in piega, alla bellezza fisica non si rinuncia, ma si cercano altre soluzioni: gli addetti ai lavori confermano un incremento degli abbonamenti con formule scontate (nelle ore più calme, la mattina o nei fine settimana) o con pacchetti promozionali (fitness più centro benessere).

Così come non si è disposti a rinunciare alla qualità, sia nell’arredamento (vedi scheda a fianco) sia nell’abbigliamento e tanto più nelle calzature. «Comprare meno non vuol dire non comprare più – spiega Vito Artioli, presidente Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani) –: è chiaro che non possiamo competere sui prezzi, ma sulla qualità. Su questo fattore vogliamo puntare per rilanciare il mercato italiano, con una campagna per far conoscere il prodotto calzaturiero e attraverso una legge che uscirà a giorni e che impone controlli più accurati sui prodotti in vendita».

Fonte : IlSole24Ore

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