Argentina, in quattro mosse si scoprono i conti segreti esteri

L’intelligence tributaria di Buenos Aires ha messo a punto un sistema che consente di rivelare i conti esteri degli argentini titolari di carte di credito emesse da banche straniere. Tale sistema, creato nel 2005, intercetta i dati delle carte di credito e debito e tramite essi risale ai conti correnti occulti sconosciuti al fisco. In pratica, chi usa questo sistema per nascondere i suoi redditi detenuti all’estero si comporta come un turista permanente in Argentina. Sono stati scoperti sospetti evasori che aprivano un conto all’estero alimentato con denaro importato illegalmente, spesso proveniente da paradisi fiscali come le Bahamas.

Come funziona il sistema antievasione
Innanzitutto l’Amministrazione finanziaria richiede alle società che gestiscono i pagamenti elettronici con il Pos i dati di tutte le operazioni dell’anno precedente effettuate con carte di banche estere. I dati ottenuti riguardano il numero della carta, il nome della banca emittente e la denominazione degli esercizi commerciali ma non il nome del consumatore. La lista ottenuta viene depurata da tutte quelle carte di credito che hanno operato per meno di un mese perché si suppone che siano state usate da normali turisti. Dalla lista raggruppata per commercianti si selezionano quelli che usano il sistema di cattura dei dati e si richiedono i nominativi del consumatore e del Dni (documento di identità elettronico). Per rendersi conto del fenomeno, una primaria società di pagamenti elettronici ha rilevato che nel 2004 sono state usate circa 92mila carte elettroniche che hanno movimentato più di 247 milioni di pesos. Infine, si incrociano i nomi dei consumatori con quelli che figurano nella lista dei sospetti evasori del fisco e si denunciano all’Autorità giudiziaria per ottenere il blocco dei conti all’estero.

I potenziali beneficiari
La lista elaborata a livello provinciale verrà messa a disposizione di altre autorità, prima fra tutte la Afip (l’Amministrazione federale delle pubbliche entrate) ma non solo. Ne beneficeranno anche l’ambasciata degli Stati Uniti d’America che dopo l’11 settembre 2001 ha intensificato i controlli sui movimenti finanziari sospetti, nonché la cassa dei Valori a cui l’Afip ha già chiesto di verificare se qualcuno dei suoi 80mila evasori della sua lista siano titolari di azioni o titoli pubblici.
Dopo anni di sperimentazione in provincia con risultati più che significativi, si attendono incoraggianti risultati a livello federale.
 

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